Un uomo appena sfuggito alla diagnosi di pazzia sa cosa dire ai medici per sembrare sano, eppure non è mai stato così lucido sulla propria follia. Da una notte di terrore in una locanda di provincia, la
crisi che i critici chiamano «di Arzamàs» Tolstoj risale fino all’infanzia del protagonista, a una frase ripetuta come scongiuro: «E tutti amano e tutti stanno bene». Cosa tiene a bada quella formula? E cosa lo libera davvero, sul sagrato di una chiesa, davanti ai mendicanti? Uno dei testi più segreti e autobiografici di Tolstoj, qui letto da Raffaele
Bracalenti nella sua radice psicoanalitica.